

Sopravvissuta a un destino infausto, una giovane ebrea si rifugia nel caos di un campo di lavoro nazista, dove, per salvarsi, adotta l'identità di un criminale. Nel contesto oppressivo e disumano, si ritrova a ricoprire il ruolo di kapò, un'agenzia che la porta a esercitare potere su altre detenute, affermando una brutalità che la consuma. Inaspettatamente, un incontro con un prigioniero di origine russa inizia a suscitare in lei sentimenti di speranza e umanità, costringendola a confrontarsi con le scelte fatte e a riflettere sul potere distruttivo dell'odio.